
Nel libro di Giovanni Carosotti, Persuasione e incantamento. Il progetto educativo nelle Leggi di Platone, l’esame ravvicinato, chiarissimo e appassionante delle idee sull’educazione espresse da Platone nelle Leggi fa riflettere molto, al di là dei luoghi comuni, sulla complessità del nodo libertà/costrizione in ambito educativo e permette di illuminare attraverso un pensiero così lontano dal presente le contraddizioni della scuola di oggi.
Riportiamo qui qualche breve estratto dalla prefazione:
«Nella prospettiva che si evince dai diversi documenti programmatici e linee di indirizzo ministeriali pubblicati in questi anni, l’idea di scuola che si vorrebbe imporre è quella di un’istituzione che prevede una programmazione non più riferita alle singole discipline, bensì a macro-temi scelti dal Consiglio di classe rispetto ai quali ogni docente inserisce un argomento della propria materia, coerentemente con la tematica scelta. Isolato però dalla continuità storica che riveste nel suo specifico disciplinare, e impossibilitato a fornire indicazioni sulla metodologia propria della disciplina nonché sul suo specifico contributo allo sviluppo della cultura umana in generale.
Il documento, ahimé, teoreticamente più significativo in questo senso – dal punto di vista della disciplina oggetto del presente studio – si intitola Orientamenti per l’apprendimento della filosofia nella società della conoscenza, ovvero una declinazione dell’insegnamento della disciplina in coerenza con il costrutto di competenza.
Che si tratti di un suicidio della filosofia, che rinuncerebbe a sé stessa e all’insegnamento dei propri contenuti, lo dimostra l’affermazione, ivi contenuta, per cui
“data l’universalità degli atteggiamenti di razionalità e comprensione, tale processo può avvenire anche in assenza dello specifico insegnamento, poiché la curvatura filosofica della personalità può anche essere indipendente dalla preparazione dottrinale e sostanziarsi invece nell’esercizio attivo e ampio del pensiero“.
[…] gli Orientamenti tentano un’incredibile commistione tra la filosofia e i principi della pedagogia tecnocratica [quella cioè che ruota attorno al concetto di “competenze”] di impostazione assolutamente anti filosofica; con un risultato evidentemente non credibile dal punto di vista disciplinare.
[…]
L’unica soluzione è quella di cercare di portare gli studenti dalla propria parte, ovvero di attrarli allo studio filosofico, di far loro comprendere l’importanza dei contenuti studiati, di avvicinarli all’esperienza della fascinazione che quegli stessi contenuti possono produrre. E ciò in ragione proprio della loro estraneità all’orizzonte linguistico e discorsivo degli studenti, per il fatto che tali contenuti risultano indisponibili agli aspetti pratici del mondo reale, ma aprono un orizzonte di problemi sconosciuto, che ha a che fare con il tema della ‘verità’, direttamente coinvolto con le nostre vite ben più di
quanto si creda.
Se il modello di esistenza cui il progetto di riforma scolastica si richiama è quello, essenzialmente anti utopico, di legittimazione dell’esistente; e se la sua finalità è quella di preparare gli studenti in modo da potersi integrare in futuro in un mercato del lavoro feroce, senza comprenderne i meccanismi e non avendo la possibilità di poterne evidenziare le criticità per metterlo in discussione; allora la filosofia apre di contro la possibilità di una comprensione a spettro ben più ampio, capace di comprendere che cosa veramente significhi il pensiero critico, non certo coincidente con la capacità di risolvere problemi specifici sulla base di una procedura fornita in anticipo.
[…] Questa consapevolezza riguardo al contenuto di verità, che viene irresponsabilmente sottratto agli alunni, deve guidare l’azione docente in un progetto di emancipazione delle intelligenze che gli sono state affidate; lottando contemporaneamente contro una serie di circostanze esterne, sul piano comunicativo decisamente più capaci di
diffondersi capillarmente e di occupare l’immaginario collettivo, che mirano a delegittimare questo percorso di comprensione. Una lotta impari, contro un apparato comunicativo che punta al disimpegno, alla superficialità, e che considera la riflessione dedicata ai contenuti di cultura – e in particolare alla pratica della lettura – un impegno superfluo, in quanto non contribuirebbe al successo personale, identificato quasi sempre con la possibilità di essere inseriti in un mercato del lavoro per sua stessa natura escludente e nel godimento di una posizione stipendiale che permetta un accesso quanto più illimitato al consumo. Insomma, una lotta contro la cultura che fa leva – per dirla con Platone – sulle “passioni” più semplici, su un edonismo così superficiale che per la sua vacuità necessita di essere sempre rinnovato, dando vita a quella pulsione a consumare tanto utile all’obiettivo della valorizzazione del valore»
(Giovanni Carosotti, Persuasione e incantamento. Il progetto educativo nelle Leggi di Platone, Roma, valore italiano edizioni, 2024, pp.11-19 [passim]).
Sul tentativo di privare lo studio della filosofia di ogni prospettiva storica e di ridurla a “problem solving” schiacciato su un presente immediato che non lascia spazio al pensiero, si veda il video dell’importantissimo dibattito tra lo stesso professor Carosotti e i docenti universitari Giovanni Bonacina e Roberto Finelli:
https://m.youtube.com/watch?v=lptWOTvV2do
