La nuova scuola capitalista, 3. Travestimenti “progressisti”

Di C.Laval, F.Vergne, P.Clément, G.Dreux

Riportiamo qui altri due brani tratti da uno straordinario classico della sociologia contemporanea, indispensabile per comprendere il contesto in cui si inseriscono le “riforme” della scuola.

«Sarebbe falso dire che i governi sono diventati esecutori zelanti delle raccomandazioni delle organizzazioni internazionali senza avere alcuna voce in capitolo.

L’innesto neoliberale del nuovo ideale pedagogico è stato reso possibile solo dal sostegno “locale”, cioè nazionale. Non dimentichiamo che, mentre la partitura viene scritta negli uffici dell’OCSE o della Commissione Europea, l’interpretazione rimane nazionale. In realtà, tutti questi studi e rapporti, siano essi targati OCSE o Commissione europea, sono stati di fatto tradotti in pratiche a livello nazionale. La traduzione è avvenuta secondo un quiproquo politico molto interessante.

Alcune correnti della pedagogia, della sociologia e dell’amministrazione hanno voluto vedervi solo l’attuazione di un programma di democratizzazione della scuola; così facendo, queste stesse correnti hanno costantemente negato la dimensione puramente utilitaristica e manageriale del cambiamento scolastico. La logica delle competenze è stata intesa da alcuni secondo i vecchi schemi della riforma democratica, mentre in realtà essa rivelava tutt’altra linea riformatrice, quella neoliberale, non riconosciuta come tale.

Questa confusione è alla base dei complicati dibattiti che hanno permesso di accettare la logica delle competenze. Infatti, chiunque sia interessato alla storia dello “zoccolo comune delle competenze” non può che essere colpito dalla diversità e dall’intersezione delle traiettorie e delle posizioni politiche, intellettuali, professionali, sindacali ed educative di coloro che in un certo momento ne hanno sostenuto l’idea».

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«La riscrittura dei programmi scolastici all’insegna delle competenze non va vista come un semplice adattamento di una logica disciplinare costretta a rendere più espliciti i propri obiettivi e mezzi. Come dimostra la trasformazione dell’insegnamento delle scienze economiche e sociali, l’approccio basato sulle competenze può portare a cambiamenti molto profondi nella concezione e, in ultima analisi, nella natura stessa dell’istruzione.

La stessa logica deve ora essere applicata alla formazione degli insegnanti. Se vogliono essere attori efficaci del nuovo processo di normalizzazione, gli insegnanti stessi devono essere soggetti alla normalizzazione valutativa delle competenze. In questo modo saranno valutati al di là della padronanza delle conoscenze disciplinari, anche in base ai valori, all’etica e alle attitudini. In quest’ottica l’Alto Consiglio dell’Istruzione ha proposto una bozza di “quadro di riferimento delle competenze professionali degli insegnanti”.

Il documento sottolinea, ad esempio, la necessità che i futuri insegnanti abbiano familiarità con il mondo dell’impresa: “l’apertura al mondo professionale è un requisito: tutti i docenti, indipendentemente dalla specializzazione, devono sentirsi parte in causa per quel che riguarda il futuro professionale dei loro alunni. Se vogliamo che gli insegnanti siano in grado di svolgere il loro compito di orientamento, tutti devono conoscere la realtà dell’economia, del mercato del lavoro e della diversità delle professioni. L’introduzione fornita dall’Istituto Universitario per la Formazione degli Insegnanti (nozioni di base sul funzionamento delle aziende, incontri con gli attori economici, ecc.) deve essere completata da un tirocinio in azienda”. E ancora: “chi studia per diventare insegnante ha bisogno di capire come funzionano le aziende, che è il settore in cui la maggior parte degli studenti si dirigerà. Per essere istruttivo, il tirocinio deve avere una durata sufficiente: almeno un mese”.

[…] La nozione di competenza è chiaramente quella attorno alla quale si “cristallizza” (Del Rey 2010, p. 51) l’attuale trasformazione dell’istituzione educativa. Essa è al centro di nuove modalità di valutazione di studenti, docenti e istituti scolastici. Promette di aprire le scuole alla società promuovendo l’impresa come modello. La digitalizzazione in corso del Portfolio personale delle competenze ne farà un formidabile strumento di controllo sociale. A ogni studente sarà associato un dossier elettronico, alimentato dalle valutazioni a cui è stato sottoposto nel corso della carriera scolastica. A differenza delle pagelle che gli alunni ricevono alla fine del percorso scolastico, il portfolio rimarrà di proprietà dell’amministrazione, il che ovviamente solleva il problema dell’uso di tale dispositivo che fornisce informazioni sulle competenze accademiche ed extrascolastiche della popolazione. Il rischio di schedatura generalizzata della popolazione è denunciato da gruppi di insegnanti e genitori particolarmente sensibili a questioni che riguardano le libertà.

I sindacati degli insegnanti e la Lega dei diritti dell’uomo cominciano a mobilitarsi di fronte alla costruzione questi giganteschi archivi, potenzialmente lesivi delle libertà. Questo nuovo strumento, che completa il Passaporto digitale dell’orientamento formativo, potrebbe trasformarsi in un passaporto elettronico per l’occupazione, alimentato da dati registrati e conservati dall’amministrazione, senza alcuna possibilità di controllo da parte delle persone interessate.

[…] Il portfolio elettronico delle competenze completa la gamma di strumenti a disposizione di un’istituzione ormai dedita alla produzione razionalizzata di “capitale umano”. La promozione del concetto di competenze e dei relativi sistemi di valutazione sta portando a un cambiamento radicale del contenuto e del significato dell’insegnamento. Sempre più la trasformazione sistematica dei curricoli presenta conoscenze e abilità come meri supporti per il “saper fare” (know-how) visto come unica giustificazione e scopo dell’azione educativa. È quindi attraverso discipline insensate e sistemi di controllo permanenti (sia per gli alunni che per gli insegnanti) che sta avvenendo la trasformazione della scuola. Mentre i rapporti ufficiali, le raccomandazioni europee e alcune analisi critiche lasciavano sempre meno dubbi sulla natura delle trasformazioni in atto, alcuni si ostinavano a considerare l’approccio per competenze come un modo per rendere più chiaro il lavoro degli insegnanti, nell’interesse di una “scuola democratica” o di “nuove pedagogie”. È un errore. Siamo, invece, al centro della nuova scuola capitalista».

Laval, Vergne, Clément, Dreux, La nuova scuola capitalista, Napoli, Suor Orsola Benincasa Università Editrice, 2025 [2013], p.288; pp.317-321 [passim]

Cfr. anche https://nostrascuola.blog/2025/04/10/la-nuova-scuola-capitalista/

https://nostrascuola.blog/2025/05/17/la-nuova-scuola-capitalista-2-lideologia-dell-orientamento/

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