Motivazioni

Qualcuno – dall’esterno della relazione educativa e in astratto – favoleggia di “motivazione estrinseca” e “motivazione intrinseca” allo studio come se, al solito, si trattasse di un’alternativa inconciliabile. Mi piacerebbe, per una volta, che si parlasse di questo argomento con un minimo di serietà e senza facili demagogie.

Accenno solo a una questione: non sarà che per gli adolescenti il confine tra motivazione estrinseca e motivazione intrinseca è molto sottile? Faccio un esempio: che gliene frega a dei sedicenni di leggere Dante? Avranno altro a cui pensare, no?, almeno finché non cominciano a conoscerlo e non si accorgono di quello che possono trovarci: uno che si inca**a, si commuove, se la gira sempre un po’ come gli fa comodo (e fa dire di sé a Beatrice rivolta a Virgilio “l’amico mio, e non de la ventura” e “amor mi mosse che mi fa parlare”), fa delle riflessioni vertiginose o di acuto buon senso, piange, si dispera, si spaventa a morte, sviene, soprattutto spera…

E infatti, cosa ho fatto in classe? Ho detto ai suddetti sedicenni “leggetelo, se vi va” (campa cavallo…)? No, ho detto: adesso leggiamo questi canti insieme, tutto quello che diremo entrerà a far parte della prima verifica del secondo quadrimestre. Risultato: grande attenzione durante le lezioni, anche da parte degli insospettabili, e una “motivazione estrinseca” iniziale che si sta trasformando – giuro – in una vera passione dantesca di classe, quasi una moda.

***

Trasmissione delle conoscenze, rielaborazione personale delle conoscenze, scoperte culturali autonome e relazione umana non sono per nulla in contrasto tra loro, come vuol far credere chi banalizza il discorso sulla scuola e introduce nel corpo dell’insegnamento delle pericolose scissioni; anzi, è proprio dall’intersezione tra lavoro sulle conoscenze e relazione umana, dalla continua triangolazione tra insegnanti, studenti e sapere, che prende vita la preziosa specificità dell’esperienza scolastica.

Una opinione su "Motivazioni"

  1. Sono completamente d’accordo! Vorrei ricordare solo le parole del grande

    maestro di Barbiana rivolto ai suoi ragazzi poco prima di morire:

    ho voluto più bene a voi che a Dio. Credo siano le più alte che un insegnante

    possa rivolgere ai suoi allievi, altro che motivazione intrinseca e estrinseca! Queste non potranno

    mai essere dimenticate!

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