Qualche appunto a proposito del film “D’istruzione pubblica”

Il film di Federico Greco e Mirko Melchiorre, “D’istruzione pubblica”, è palesemente una denuncia della tendenza allo smantellamento neoliberista dell’istituzione pubblica e il racconto emozionante di una realtà scolastica bella, che peraltro non vuole proporsi come modello ideale di scuola (anzi, punto centrale dei ragionamenti del preside Varaldo è la necessità di adattare i metodi a finalità educative, situazioni e contenuti specifici, senza ricette universali e nel rispetto del principio costituzionale della libertà di insegnamento).

In tutto questo, la critica alla pedagogia di origine rousseauiana – che sicuramente c’è – occupa una parte limitata e non fondamentale del film, una critica di fronte a cui ci si può porre in vari modi: pensare che tutti i mali della scuola derivino da Rousseau (e non mi sembra affatto la tesi del film, semmai può essere in parte quella di uno degli intervistati, in un’opera che dà spazio a una pluralità di voci); pensare che qualunque teoria pedagogica diventi pessima se viene strumentalizzata per giustificare degli inconfessati interessi extrascolastici (io ho recepito questo, che poi coincide esattamente con quello che penso); credere che la pedagogia di Rousseau abbia dato origine a una spinta liberatoria, o che non c’entri niente con quella attuale, o che il richiamo a Rousseau sia fuori luogo ecc. ecc.

In ogni caso, qualunque posizione si abbia, non si capisce perché l’eventuale dissenso rispetto a una questione tutto sommato laterale dovrebbe inficiare il valore dell’opera nel suo insieme. A dirla tutta, credo che il tentativo di gettare via il bambino insieme a una presunta acqua sporca – nelle mistificazioni del solito clan ocoparlante – abbia delle ragioni molto diverse rispetto a quelle esibite, e cioè la paura che vengano messi in discussione il mercato della “formazione” e dell’ “innovazione”, insieme a carriere fondate sul nulla di un pedagogese burocratizzato, che proliferano quanto più il sistema scolastico perde di sostanza e si allontana dai suoi scopi fondamentali.

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Al di là della pluralità delle opinioni, dei consensi o delle critiche che “D’istruzione pubblica” sta raccogliendo, credo che al film vada riconosciuta una straordinaria capacità di diffondere consapevolezza, anche tra tante persone estranee al mondo della scuola, dei processi di smantellamento dell’istruzione pubblica attraverso la voce, oltre che di Lorenzo Varaldo, di Massimo Baldacci, Miguel Benasayag, Fabio Bentivoglio, Marina Boscaino, Franco Coppoli, Nico Hirtt, Clara E. Mattei, Lucio Russo. Poi, naturalmente, non si deve essere d’accordo con tutto ciò che viene detto nel film (che, in quanto tale, segue una sua poetica e un suo percorso anche emotivo), ed è ovvio che ognuno avrebbe detto o aggiunto anche cose diverse: mi stupisco di chi ne fa un argomento di condanna, evidentemente abituato a fenomeni di unanimismo settario che si coniuga malissimo con la complessità della realtà e dell’esperienza scolastica (vale anche qui il prezioso aforisma freudiano: “Se due persone sono perfettamente d’accordo su tutto, significa che una sta pensando per tutte e due”).

Una critica che alcuni fanno è, ad esempio, quella della collaborazione del gruppo “Il Gessetto” al film. Personalmente ho discusso più volte con intelligenti amici del Gessetto a proposito di idee su cui siamo molto lontani, come quella di una scuola più selettiva o quella del diritto “liberale” delle persone a non essere portate per lo studio, o a non avere voglia di studiare (io penso invece che della propensione allo studio e della passione per la conoscenza dei bambini e degli adolescenti siano pienamente responsabili gli adulti). Ma posso dire che di queste idee del film non c’è traccia, e gli attacchi in questo senso sembrano davvero ad personam, così come quelli al conservatorismo cattolico di Elisabetta Frezza, che nel film esprime in realtà delle critiche puntualissime alla burocratizzazione, all’asservimento della scuola a interessi privati, a tre decenni di “riforme” dissennate.

Vorrei aggungere una cosa: molti di noi lottano da anni per la difesa e il rilancio della scuola pubblica, raccontando il valore inestimabile dell’esperienza scolastica e gli spregevoli boicottaggi da cui è investita. Ma l’uscita del film di Greco e Melchiorre ha fatto nascere un dibattito pubblico anche tra i non addetti ai lavori di una profondità e qualità che non si vedeva da moltissimo tempo, soffocato com’era da slogan, un “fare” de-mente e tantissimo business. Non è il minore dei suoi meriti.

Una opinione su "Qualche appunto a proposito del film “D’istruzione pubblica”"

  1. Si è voluto smantellare la scuola per formare dei sudditi,

    non dei cittadini responsabili, in obbedienza si dettami

    del neoliberismo.

    Mauro Matteucci

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