Scuola pubblica italiana: punto di non ritorno?

di Maria Rosa Guarnieri

La situazione della nostra scuola è notevolmente peggiorata già da anni, al punto da far temere di essere di fronte alla lenta scomparsa di un sistema finalizzato alla formazione culturale e alla maturazione del pensiero critico — naturale conseguenza del sapere e base imprescindibile per lo sviluppo di adeguate capacità operative.

Questa deriva ha trovato una drastica accelerazione con le Nuove Linee Guida per tutti i cicli promosse dal ministro Giuseppe Valditara, che introducono di fatto un’organica decontestualizzazione del sapere. l recente impianto normativo continua a individuare, in modo ancora più netto rispetto al passato, nelle abilità operative e nell’adozione della tecnologia le priorità assolute dell’apprendimento, in aperta contraddizione con quanto preannunciato dal Ministero in merito ad alcune sbandierate novità di facciata che dovevano, in teoria, contrastare lo spirito aziendalistico che da tempo contraddistingue l’istruzione pubblica, come le riforme sull’insegnamento del latino e dei classici fin dalle scuole medie.

Prendendo proprio l’esempio specifico dei Licei, per quanto concerne l’insegnamento della letteratura, viene chiaramente affermato che la poetica di un autore non è un elemento primario o importante per la comprensione di un’opera (cfr. bozza di revisione delle Indicazioni Nazionali: «l’opera, la poetica degli autori, il loro appartenere o non appartenere a questa o quella corrente letteraria – tutto ciò è secondario»). Il testo viene pertanto assunto come unità in sé conclusa e autosufficiente.

Un orientamento che si traduce nella possibilità in italiano, e nella scelta obbligata nelle lingue straniere, di applicare un approccio esclusivamente tematico. Si tratta di una metodologia che, come insegnava il critico e storico della letteratura Romano Luperini — il quale pure ha privilegiato tale opzione —, vede la sua validità conferita unicamente dall’integrazione con l’approccio storico-cronologico per i riferimenti contestuali essenziali. Questi sono elementi necessari a dare forza critica al messaggio, favorendo la decodifica del linguaggio, la sensibilità nel cogliere la bellezza estetica, l’esegesi delle soluzioni stilistiche, il confronto con l’attualità e la possibilità di “leggere il presente” in una prospettiva di senso che nel tempo si misura con temi e valori universali, imprescindibili per la maturazione nei giovani in fase di crescita della propria interiorità e identità.

Privare gli studenti di queste coordinate significa trasformare la formazione in un mero esercizio tecnico e burocratico. Così facendo, si condiziona lo sviluppo della personalità in tutta la sua pienezza, condannando l’allievo a un’esistenza privata di significati che non siano la produttività e l’inseguimento del successo materiale e lavorativo (che poi, in Italia, non è neanche garantito).

Tale decontestualizzazione, leggendo i documenti che tracciano negli anni l’iter formativo della scuola pubblica, è il tratto distintivo che abbraccia ogni disciplina. A questo si uniscono l’affossamento della pluridisciplinarità e il ritorno del giudizio sulla personalità dei discenti, sebbene in chiave moderna: si veda l’impostazione dei cinque punti della griglia di valutazione del colloquio orale riservati alla “maturazione personale” nel nuovo Esame di Stato, che scivola verso un’impronta psicologistica o attitudinale riguardo il profilo dell’alunno.

In questa cornice si inserisce infine l’introduzione di abilità nell’impiego dell’IA che vedono lo studente ridotto a un mero “controllore di bozze”, a discapito della reale produzione critica e creativa.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale a fini di valutazione si concentra infatti sulla capacità dell’allievo di svolgere compiti di «creazione, modifica e verifica critica di contenuti digitali generati», abbracciando la prospettiva del mero AI content checking e dello human review step dell’output artificiale. Risulta tuttavia incomprensibile come i giovani possano operare con tale consapevolezza analitica, trovandosi ancora nella fase di acquisizione, ideazione e strutturazione delle varie tipologie testuali, oltre che della padronanza del linguaggio e dei codici formali in relazione ad ambiti specifici.
Il risultato finale è il riconoscimento nelle competenze funzionali e nella logica aziendale e utilitaristica della vera chiave per l’apprendimento nel nostro sistema scolastico.

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