
di Valentina Petri
Adesso sui social sono tutti editorialisti. Che analizzano la società, i giovani, i cosiddetti maranza che manco mi ministri sanno definire.
Ma tutti quelli che commentano, spiegano, categorizzano, pontificano, condannano e assolvono, giustificano o stigmatizzano, quante ore hanno passato negli ultimi anni con i ragazzi?
Io ne passo diverse ogni giorno, da anni.
E posso avere consapevolezza di molte cose, ma non tutte.
La realtà è molteplice e multiforme, i problemi a scuola arrivano da lontano e hanno avuto spesso la sfortuna di essere urlati quando c’era qualcun altro che urlava più forte, ci sono contesti e situazioni diverse, ci sono tante storie.
Non esistono “i ragazzi di oggi”, sono solo il titolo di una vecchia canzone. Non esistono solo i bravi ragazzi da una parte e dall’altra una marea limacciosa fatta di integrazione mal riuscita, radicalizzazione online, rancore sociale e povertà che in fondo ci rassicura perché così sappiamo a chi dare la colpa.
Ricchezza e povertà, orgoglio e pregiudizio, ira funesta e nobiltà d’animo, bullismo e privilegio, dignità e vergogna, solitudine e smarrimento spesso sono mescolati tutti insieme in una sola classe, e a volte anche in una sola persona.
Non basta passare davanti ad una scuola quando i motorini sgommano, o avere un figlio e conoscere i suoi amici, o avere visto tre tiggì e letto quattro articoli e pensare di aver capito tutto.
Perché se c’è una cosa che la scuola insegna, da docente e da studente, è che di solito, quando pensi di aver capito tutto, ti è sfuggito qualcosa.

Ringrazio l’Autrice perché ci ricorda che gli elementi vanno affrontati con la riflessione, il pensiero e soprattutto interrogandoci. Queste sono le modalità di affrontare le cose da parte di chi ha un atteggiamento culturale verso la realtà.