La non-scuola

La ‘didattica a distanza’ è semplicemente un mezzo non adatto al suo fine, ammesso che le finalità della scuola siano ancora l’apprendimento e la crescita umana e culturale degli studenti e non la burocratica “erogazione di un servizio” generico e non precisato. Non è adatto al suo fine perché l’apprendimento, per le persone in crescita, passa necessariamente per la relazione e perché in questo processo la presenza degli adulti – che permette innumerevoli interazioni di ogni tipo, verbali e non verbali – è indispensabile. Fino a marzo queste cose sarebbero state ovvie fino alla banalità; oggi invece non lo sono già più: la paura e la manipolazione della realtà – che sfruttano il nostro naturale conformismo – sono armi molto potenti. Fateci caso: quando si analizza in modo puntuale l’inefficacia della ‘didattica a distanza’, qualcuno risponde sempre: “Che ne parliamo a fare? Tanto non abbiamo alternative”. A cose fatte è anche vero, come non è sbagliato il passo successivo, ammesso e non concesso che non ci siano (e ci sono, a volerle cercare sul serio) alternative alla ‘Dad’: “Già che dobbiamo farla, cerchiamo di vedere se ci sono anche aspetti positivi”. E da qui, molto velocemente, si arriva a “la Dad non è male”, “si lavora molto più tranquillamente”, “per certi versi è meglio della presenza” (Anticipo l’obiezione: qui non sto usando lo stratagemma del “piano inclinato”, per cui si critica un’idea, un argomento o una posizione mostrandone conseguenze negative del tutto ipotetiche: accusare, che so, chi rifiuta l’accanimento terapeutico di voler introdurre l’eutanasia; no, qui si tratta di una realtà già in atto). Nessuno risponde a chi dice questo che se preferisce la distanza al rapporto con gli studenti forse c’è un problema, magari ha sbagliato lavoro; anzi, con un rovesciamento paradossale che sarebbe ridicolo se non fosse tragico, sono i fautori della Dad, quelli che fino a ieri non riuscivano nemmeno a tenere una classe, ad accusare gli altri di non essere buoni insegnanti perché rifiutano di ‘aggiornarsi’ (come se ‘aggiornarsi’ fosse un’azione indipendente dal suo contenuto culturale ed educativo).
Il guaio è che gradualmente la ‘Dad’ sta entrando nell’ambito delle cose ‘normali’, tra l’entusiasmo di alcuni e la rassegnazione di altri… Tanto ci si abitua a tutto, no? E quando i ragazzini non avranno imparato nulla, com’è normale che sia (senza relazione e rapporto con gli adulti che apprendimento ci può essere? Qualcuno è talmente indifferente agli studenti o li detesta tanto da non accorgersi nemmeno di ciò di cui hanno bisogno) e saranno ancora più disamorati della scuola, si darà la colpa agli insegnanti che non hanno saputo sfruttare le straordinarie opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

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