La scuola scissa

Il metodo per inceppare la scuola e farla deflagrare è quello di inserire nel processo educativo una serie di paradossi paralizzanti e di scissioni, che ne spezzano la continuità e la naturalezza: competenze contro conoscenze; “saper fare” (privato grottescamente del “che cosa”) contro sapere; “esperienza” contro lezione (come se la lezione, basata sulla parola e sulla relazione, non fosse anch’essa un’esperienza, e quanto fondamentale!); “competenze non cognitive” (fino al manicomiale “saper essere”) contro contenuti culturali (come se questi ultimi non fossero la storia dell’interrogarsi degli esseri umani di fronte alla realtà, gli unici su cui le persone in crescita possono misurare la propria umanità senza rimanere intrappolate in un presente irrelato e privo di spazi di pensiero);”interdisciplinarità” contro discipline (con una confusione imposta violentemente a degli studenti cui viene negata la progressione delle conoscenze e la possibilità di trovare LORO, dopo averne imparato abbastanza, i collegamenti tra diverse discipline); burocrazia e certificazioni che diventano fini a se stessi e sostituiscono la sostanza del lavoro in classe (anziché registrarne i momenti fondamentali), valutazione scollegata dalla relazione educativa (Invalsi, ecc.), uso ipocrita e strumentale dell’invocazione della “centralità degli studenti” per giustificare l’eliminazione di ogni reale percorso di istruzione, recisione del legame tra scuola e cultura (squalificata come “nozionismo”), tra insegnamento e sapere e tra figura dell’insegnante (ridotto a burocrate certificatore) e passione/autorevolezza culturale.


Quali sono le forze, le cause, gli scopi che nutrono queste scissioni devastanti? Penso che dopo essercelo chiesto e aver cercato delle risposte, la prima forma di lotta per salvare la scuola pubblica potrebbe essere lo sforzo, individuale e collettivo, di restituire integrità e pienezza a ciò che succede in classe, alla realtà della relazione educativa e dell’elaborazione culturale, contro ogni astrazione ideologica o delirante e contro ogni sabotaggio più o meno volontario e consapevole del lavoro degli insegnanti.

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