
a cura di Davide Viero
Una brevissima introduzione
Dire che le competenze sono la messa in pratica della conoscenza è un’impostura. Il concetto di competenze” (al plurale), come emerge dai documenti europei che ne trattano, ha una matrice economicistica anziché culturale, scolastica, educativa.
La conoscenza è un processo/discorso unitario, complesso, stratificato nel tempo; quello della “competenze” è un costrutto puntiforme, che non ha dietro di sé alcuna idea di sviluppo integrale dell’essere umano, che viene anzi scomposto in tanti “saper fare” scollegati dall’unitarietà dell’individuo e dalla sua storia personale: per questo se ne parla al plurale.
Le competenze così intese sono tipiche di una società per consumatori, basata sull’adattamento a una realtà data e sulla riproduzione orizzontale di comportamenti standardizzati e stabiliti a priori, dove non è prevista la creazione di qualcosa che ancora non c’è. Si tratta di un’ideologia funzionale al mantenimento dello status quo, dove la soggettività viene negata e messa al servizio dei bisogni di volta in volta emergenti del sistema.
Dicevamo della matrice economicistica: essa è evidente nella frammentazione dell’individuo e del corpo sociale in elementi isolati che vengono inseriti in una concezione tecnico/funzionale – cosicché se ne possa estrarre quanto più valore possibile. L’essere umano diventa “capitale umano” da far agire e mettere a frutto (sfruttare) tramite le competenze stesse. Siamo nel cuore dell’ideologia capitalistica neoliberale: per sua natura il capitale è proteiforme e si modella sulle condizioni date senza altra direzione se non quella dell’accumulazione e del profitto.
È utile sottolineare infine che nell’idea delle “competenze”, intese anche come caratteristiche di personalità o “life skills” (“affidabilità”, “adattabilità”, “spirito imprenditoriale”…) necessarie per presentare se stessi sul mercato come merce, manca ogni dimensione collettiva, dato che essa si fonda sul singolo individuo, che deve deve diventare una monade-consumatore, esecutore o cliente. La conoscenza è invece qualcosa di condiviso, elaborato collettivamente e aperto al futuro.
Proponiamo qui un compendio di interventi per marcare il costrutto di competenza e consegnarlo al tribunale della Storia:
https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/studium/article/view/7735/6814
Chi detta legge nella scuola italiana?
L’orientamento nella scuola delle competenze
I «tempi moderni» della Scuola tra economia della conoscenza e Confindustria
Soft skills /2. Come ti spaccio le “soft skills” per risorse emotive della classe
Ideologia e mistificazioni
Le “competenze non cognitive”. Un punto di vista psicoanalitico
Dall’esame di Stato “alla tessera per competenze”
Fondata sulle Competenze: la Repubblica dell’OCSE, dalla Buona Scuola al Jobs Act
Continua…

La competenza serve soprattutto per omologare il giovane come infividuoal mercato, ignorando che
la sua crescita è all’ interno di un percorso di conoscenza che avviene
in una comunità. Ma la scuola esiste ancora?
Mauro Matteucci
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Proprio così… La scuola può essere ancora salvata
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