Un programma per la scuola

Associazione Agorà 33 – La nostra scuola 

Un programma per la scuola

Queste le nostre richieste

1)      L’ “autonomia scolastica”, l’istituzione della figura del dirigente scolastico, l’aziendalizzazione e burocratizzazione della scuola sono all’origine di molti dei problemi attuali del sistema pubblico di istruzione. Sappiamo tuttavia che l’abolizione immediata dell’autonomia – che pure sarebbe auspicabile – presenterebbe grandi difficoltà, come quelle legate al rispetto di alcuni diritti acquisiti. Per questo al momento ci limitiamo a chiedere alcuni correttivi, in vista di un ritorno progressivo alla democrazia scolastica, al rispetto del dettato costituzionale (articoli 3,33,34) e delle prerogative degli organi collegiali:

a)     L’abolizione dell’ “atto di indirizzo” del dirigente scolastico, introdotto dalla “Buona scuola” renziana (Legge 107/2015 – Art.1 comma 14), che condiziona pesantemente le scelte del collegio docenti;

b)     Incarichi a docenti per attività diverse da quelle didattiche tarati sullo scopo, temporanei ed elettivi;

c) L’abolizione di una valutazione e autovalutazione ossessiva, pre-impostata e fine a se stessa delle istituzioni scolastiche, che porta alla sostituzione degli obiettivi culturali ed educativi dell’istruzione pubblica con un’ipertrofia di rendicontazioni burocratiche che allontanano dalla sostanza e dagli autentici scopi della scuola. In particolare, abolizione dell’attuale impianto del Servizio Nazionale di Valutazione, delle piattaforme standardizzate INVALSI per la predisposizione del “Rapporto di autovalutazione” (RAV) e INDIRE per il “Piano di miglioramento” (PDM), del “Nucleo interno di valutazione” (NIV), della “Rendicontazione sociale” ecc. La riflessione sulle pratiche organizzative e didattiche va ricondotta alle reali necessità scolastiche, individuate prioritariamente con un reale confronto all’interno del collegio docenti;

d) L’eliminazione del sistema premiale para-aziendale per i dirigenti scolastici (Legge 107/2015, aggiornato con il D.M.47/2025) , che li spinge a premere sui collegi docenti affinché aderiscano a “innovazioni”, “sperimentazioni” e “progetti” ministeriali a prescindere dalla loro reale utilità, o a interferire pesantemente sulle scelte dei consigli di classe;

2)      Abolizione di tutte le valutazioni individuali da parte di INVALSI, che oggi opera una vera e propria schedatura dei singoli studenti, parallela alla valutazione scolastica, in assenza di ogni criterio di trasparenza e del rispetto della privacy; una schedatura di cui non è possibile prevedere il futuro utilizzo e che apre inquietanti prospettive legate a un controllo e a una gestione privatistica dei dati. Ritorno a test puramente campionari. Fine dell’obbligatorietà dei test INVALSI come requisito di accesso agli esami di Stato (I e II ciclo). Rispetto del diritto al controllo e all’accesso ai dati da parte dei soggetti testati, anche in caso di test campionari: rilascio delle prove somministrate, delle procedure di correzione e generazione degli esiti; pubblicità dei contenuti dei questionari studente. Chiusura di ogni ulteriore sperimentazione non prevista dal nostro ordinamento che richieda la partecipazione degli studenti (soft skills, competenze digitali);

3)      Abolizione della “sperimentazione” sulle “competenze non cognitive” (Legge 19 febbraio 2025, n. 22), una sperimentazione che – nella totale assenza di ogni reale dimensione psicologica dell’ascolto rispettoso – vorrebbe imporre agli studenti lo sviluppo di caratteristiche di personalità stabilite a priori (adattabilità, affidabilità, spirito imprenditoriale…), nella presunzione della loro utilità per il sistema economico o per il “successo” individuale. La stessa definizione di “competenze non cognitive” è inaccettabile: la scuola non può darsi lo scopo di indurre gli studenti a NON pensare e di sostituire l’istruzione con l’addestramento;

4)      Rilancio con seri investimenti dell’istruzione tecnica e professionale, blocco immediato del tentativo di quadriennalizzare i percorsi scolastici, (“filiera tecnico-professionale”, “4+2”), di stravolgere i quadri orari delle discipline (con l’accorpamento di discipline diverse nella categoria “scienze sperimentali” e il taglio di un’ora di italiano al quinto anno) e di ridurre il monte ore di istituti tecnici (Decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026) già colpiti negli ultimi due decenni da tagli devastanti. Nessuna ingerenza, inoltre, deve essere permessa nei percorsi tecnici e professionali da parte degli ITS, che devono rappresentare esclusivamente una libera scelta post diploma;

5)      Abolizione del controllo di INDIRE sulla “formazione” dei nuovi insegnanti, un controllo in contrasto con il principio costituzionale della libertà di insegnamento. Confronto metodologico-didattico libero e aperto tra docenti tutor di comprovata esperienza e docenti neoassunti. Percorsi di formazione e aggiornamento degli insegnanti gestiti dalle università pubbliche, con il coinvolgimento dei relativi dipartimenti disciplinari;

6)      Ripristino di veri concorsi ordinari gratuiti per tutti gli aspiranti insegnanti, da tenersi con cadenza biennale, incentrati sulla conoscenza dei contenuti disciplinari e sulla didattica delle singole discipline. Abolizione immediata del sistema dei CFU e della compravendita dei titoli e dei punteggi;

7)      Sospensione di qualunque “sperimentazione” sull’uso didattico della cosiddetta intelligenza artificiale, fino a quando non se ne sarà compreso appieno l’effetto sugli apprendimenti e sulla personalità degli studenti. Dev’essere chiaro che a scuola, specie nelle discipline tecniche, si può e si deve studiare criticamente il funzionamento dell’intelligenza artificiale ma non si può studiare CON l’intelligenza artificiale, un simulatore linguistico che fornisce delle risposte standardizzate su base probabilistica e non comprende, non entra in relazione, non pensa, non insegna;

8)      Introduzione nelle scuole di sportelli d’ascolto psicologico professionali, stabili e non occasionali, a fronte della crescita del disagio giovanile; possibilità di dialogo costante  tra personale scolastico e psicologi – nel rispetto delle rispettive funzioni e competenze – ed eventuale attivazione di gruppi per studenti e insegnanti, per affrontare i nodi relazionali e le questioni più difficili e aumentare il grado di consapevolezza delle classi riguardo le dinamiche in atto. Attivazione di corsi strutturati L2 per gli studenti non madrelingua, che coprano per intero il bisogno di alfabetizzazione di base. Particolare attenzione va prestata anche alle necessità della mediazione culturale, per evitare fenomeni di esclusione e ghettizzazione degli studenti stranieri. Sempre nell’ambito del disagio e dell’inclusione, è indispensabile dotare le ASL di fondi adeguati perché abbiano la possibilità di prendere in carico tutte le richieste di certificazione, con i tempi e le risorse necessari a esaminare a fondo i casi dei singoli studenti, attraverso un vero approccio multidisciplinare che eviti il proliferare di diagnosi e certificazioni sbrigative e standardizzate, anziché funzionali al reale inserimento nel contesto della vita scolastica; 

9)      Abolizione di figure dell’apparato burocratico come quelle dei tutor/orientatori, superamento di un’idea antidemocratica di “orientamento” come esclusione sempre più precoce di bambini e adolescenti da interi campi del sapere. Centralità della funzione didattica ed educativa dei docenti, per un recupero delle conoscenze e delle abilità fondamentali per tutti gli studenti, con una netta diminuzione delle attività burocratiche e un tetto massimo di ore da dedicare a progetti extracurricolari, che devono essere sempre collegati all’attività didattica in classe. La funzione orientante e l’educazione civica, che occupano rispettivamente 30 e 32 ore del tempo-scuola, vanno reintegrate con coerenza nel contesto delle conoscenze disciplinari e non astrattamente separate da esse. Per evitare dannose perdite di tempo-scuola, è inoltre indispensabile la tempestiva nomina di supplenti in caso di assenza dei docenti titolari;

10)   Abolizione della “Formazione scuola-lavoro” (già ASL, già PCTO), da sostituire eventualmente, per alcuni tipi di indirizzo, con attività pratiche esterne in orario extracurricolare, su proposta dei collegi docenti e dei consigli di classe, in stretto collegamento con la didattica curricolare, come forma di studio e conoscenza delle realtà lavorative, con particolare attenzione alle questioni del diritto e delle tutele del lavoro.  

Per adesioni, è possibile sottoscrivere il programma qui:

https://c.org/LgL8cSScYg

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Una opinione su "Un programma per la scuola"

  1. Grazie grazie. Profondamente d’accordo. Ho fatto obiezione di coscienza (a verbale in collegio docenti) contro il “controllo qualità” e ho boicottato l’INVALSI già nella prima sperimentazione. Sono fuori dalla scuola dal 2013 ma non si smette mai di essere insegnanti. Negli anni di introduzione di tutte le riforme nefaste ho scritto molto sulla scuola. L’ultima volta l’ho fatto durante il Covid, chiusa in casa nella provincia bergamasca Vi leggo con piacere e speranza.

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