Dirigismo nelle scuole per generazioni narcotizzate

di Luigi Vavalà*

*Insegnante, autore de L’umano in bilico.Tra Rinascimento, Leopardi e Nietzsche, Udine, Minesis, 2026

Ho vissuto con amarezza e malinconica meraviglia la decadenza della scuola pubblica guidata spesso con cinismo da comando e debolissima consistenza di visione complessiva sulla formazione umana. Ho percepito sempre più nitidamente che leggere passi pregnanti di Hegel o di Freud o di Eraclito o di Nietzsche o di Leopardi, narrare eventi storici cruciali, non veniva più considerato fondamentale per la possibile crescita di menti acute e critiche.

Le dirigenze con staff relativi hanno spesso considerato dirimente invece usare le piattaforme, aggiornarsi con fretta nevrotica sul digitale, osservare e applicare la corsa del momento, scrivere improbabili progetti, arrancare su competizioni, surclassare altri istituti, organizzare le notti del liceo, aumentare sino a 1500 o 2000 gli studenti, insomma una nevrosi di adattamento priva di qualsiasi conoscenza dell’umano.

Non si cercava una integrazione possibile con i nuovi mezzi, ma si alzavano gli strumenti a fini, insomma i contenuti e le lezioni venivano scientemente sottodeterminati. Venivano premiati i docenti in grado di usare i mezzi tecnologici e a prescindere dalla sapienza o preparazione sui contenuti o capacità di dialogo con i giovani. Risultati? Vedremo. Secondo me non belli e fecondi e promettenti per una migliore civilizzazione.

Pur seguito con entusiasmo e tanto affetto dai giovani, sentivo giornalmente la mia marginalizzazione. Una triste sensazione di sconfitto, nonostante le belle lezioni in classe. Trascuro una mia sensazione di aver avvertito quasi una vera e propria libido di comando e piacere nel disporre e sottomettere le persone non funzionali al sistema dominante. Ancora mi rintrona la ridondanza linguistica su “missione e visione” in versione spettrale da inglesismo esibito, e la nullità assoluta e vuota di quel linguaggio.

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