I giovanissimi, la nostra speranza

Mentre alcuni studenti invocano la sostanziale abolizione dell’esame di maturità e altri, in inquietante concordanza con le dichiarazioni del ministro Bianchi, producono documenti che chiedono l’adozione di una “didattica innovativa” (smantellamento dei gruppi classe, fine di una fantomatica didattica “frontale”, digitalizzazione spinta) dietro la quale si nasconde in realtà la volontà di spalancare le porte della scuola pubblica ai privati (e di certo questi ragazzi non si rendono conto di essere strumentalizzati e indotti ad agire contro il loro stesso futuro), gli studenti del movimento Osa (Opposizione Studentesca d’Alternativa) lottano per la difesa e il rilancio dell’istruzione pubblica e producono riflessioni di straordinaria lucidità: denunciano senza mezzi termini l’aziendalizzazione spudorata che si vuole imporre all’istituzione scolastica e smascherano la realtà nascosta dietro a formule mistificatorie che tentano di far passare per “progresso” lo smantellamento iperliberista dell’istruzione pubblica, non più strumento dell’emancipazione di tutti attraverso l’alfabetizzazione, l’istruzione, la diffusione della cultura e l’educazione ma, nel migliore dei casi, formazione privatizzata, poverissima e standardizzata, che scimmiotta il linguaggio e gli scopi dell’azienda.

E infatti, è scritto nel primo documento di di cui riportiamo il link a fondo pagina, “si punta a sostituire le aule per come le abbiamo conosciute con spazi scolastici ‘connected learning environments adattabili, flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo di apprendimento orientato al lavoro’. Un altro tassello fondamentale di questo processo è la liquefazione del ruolo tradizionale del docente, che sta avvenendo anche grazie ad una narrazione fuorviante di contrasto alla lezione frontale [e in realtà di contrasto all’insegnamento stesso, nella sua funzione culturale ed educativa]. I professori diventano sempre più semplici erogatori di contenuti già pronti e, soprattutto, dei valutatori. A portare avanti questo processo saranno poi le ‘scuole di alta formazione’ e i ‘teaching and learning centres’ per la formazione continua dei docenti, la cui istituzione è prevista dal PNRR nel quadro di una più ampia riforma del reclutamento dei professori…“.

Ci sono poi le dichiarazioni riportate nel secondo articolo allegato qui, in cui gli studenti dell’Osa colgono con rarissima e stupefacente acutezza la correlazione che c’è tra nozionismo e riduzione conformistica, standardizzata e burocratica della cultura a “competenze”:

“La formazione nozionistica, incentrata sulla valutazione e sulle famigerate competenze piuttosto che sull’aspetto didattico e pedagogico ha fallito la sua funzione educativa in modo palese. Se si chiede oggi a uno studente perché studia, nella stragrande maggioranza dei casi ci si sentirà rispondere che lo fa perché ancora gli manca il voto in quella materia, o perché ha una verifica o un’interrogazione. Non per imparare, sviluppare un sapere duraturo o formarsi.
Questo è il prodotto di un modello scolastico costruito negli ultimi 30 anni con riforme che hanno progressivamente allontanato la scuola dalla sua funzione emancipatrice, didattica e pedagogica, per avvicinarla alle necessità delle aziende e dei privati”.

In pratica, con una consapevolezza che farebbe invidia a molti attempati futuristi, si rovescia e si smonta qui la narrazione mistificatrice che vorrebbe identificare il nozionismo con la conoscenza e la cultura (anziché con il loro contrario), considerate inutili (nelle parole di persone che hanno purtroppo un ruolo di responsabilità nella scuola) in un mondo in cui sono disponibili tante “informazioni”, e si ricostruisce la matrice ideologica di queste mistificazioni, volte allo svuotamento della scuola del sapere e della conoscenza per tutti, in nome dell’interesse di pochissimi.

Dopo una breve disamina delle sei “riforme” dell’istruzione che il governo Draghi ha intenzione di realizzare, il primo documento qui riportato si conclude così:

L’asservimento dell’istruzione alle esigenze dell’impresa passa attraverso lo svilimento e l’impoverimento dell’aspetto educativo della scuola pubblica italiana, una scuola che – ancora più di prima con le riforme in arrivo – è del tutto svuotata della sua funzione emancipatrice. Noi consideriamo questa scuola nemica, una gabbia da rompere.
Di fronte alle riforme che il Governo sta preparando, nel solco del processo complessivo di asservimento della scuola ai privati deciso dall’Unione Europea, sta a noi costruire dagli istituti una forte opposizione, che sappia trasformare in rabbia l’insofferenza che noi studenti viviamo per una scuola avversa alle nostre necessità, e che incanali questa rabbia nel conflitto e nella lotta
“.

Che dire? Questi ragazzi, con la loro lucidità e la loro determinazione sono il nostro futuro. Speriamo che gli adulti sappiano fare la loro parte nell’accompagnarli e nel sostenerli in questa lotta cruciale.

https://osa.claims/2021/11/07/analisi-delle-6-riforme-della-scuola-del-pnrr-rompiamo-la-scuola-dellue/

https://www.lindipendente.online/2021/10/27/cosa-chiedono-gli-studenti-dellosa-che-stanno-occupando-le-scuole-superiori/?fbclid=IwAR0sHP94VcZNhT1whjcvfwiz1_P6vVyiMs4KpGvIHn_l2t4cPMAg1SCT9YY

Una opinione su "I giovanissimi, la nostra speranza"

  1. Io insegno in un professionale e tocco ogni giorno con mano i danni delle riforme! Nn diamo la colpa alla dad. I miei ragazzi hanno un vocabolario che nn supera le 60 70 parole. Se poi ci aggiungiamo dirigenti che nn voglio o sentire la parola nn ammesso alla classe successiva…

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