
Riportiamo qui le considerazioni del professor Giovanni Carosotti a proposito della griglia di valutazione dell’orale nel nuovo esame di maturità.
La griglia ministeriale elaborata dal MIM relativa alla fase del colloquio per il nuovo “Esame di Maturità” richiede alla Commissione d’Esame, nell’ultima voce, di valutare l’assegnazione di ben cinque punti al «Grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio». Le valutazioni possibili sono chiamate a stabilire se il grado raggiunto in questi tre aspetti del comportamento sia «incompleto», «limitato», «apprezzabile», «alto», «elevato».
Maturazione, autonomia, responsabilità non sono affatto sovrapponibili, a conferma del grado di indeterminatezza di queste indicazioni. Ma ancora più aleatorie appaiono le giustificazioni. Qualora il «grado di maturazione, autonomia e responsabilità» venga ritenuto «limitato», la voce corrispondente precisa che il candidato «necessita di guida e di supporto per gestire scelte e responsabilità». Ma in base a quale tipo di osservazione, nel corso di un colloquio d’esame, è possibile stilare un giudizio che entra direttamente e abusivamente nelle questioni di personalità degli studenti e che necessiterebbe, per essere formulato con un qualche senso, di una vera preparazione professionale in campo psicologico e di una lunga conoscenza della persona? Lo stesso vale per le successive voci, che peraltro si equivalgono, pur volendo giustificare un giudizio differente.
Tale pretesa di valutazione si configura come un disconoscimento dell’autentica professionalità docente, cui verrebbero attribuite funzioni che non le competono; e ciò al di là del fatto che non potrebbero in ogni caso essere esercitate in modo credibile nel corso di un colloquio di poche decine di minuti. I docenti ancora una volta sono considerati destinatari passivi di teorie “pedagogiche” che pretendono di fondare i criteri di valutazione (in questo caso addirittura della personalità) su parametri quantitativi e tecnocratici totalmente estranei alla relazione didattica. E di sostituirsi all’esperienza professionale maturata in anni di servizio.
A questo punto chi pretendesse di differenziare la valutazione a seconda delle caratteristiche personali dello studente e non della profondità delle conoscenze acquisite, dovrebbe prendersi la responsabilità di precisare a verbale, in modo accurato, le motivazioni, comportamentali e discorsive, che lo hanno condotto a formulare in così poco tempo un giudizio sulla personalità di un soggetto da lui non conosciuto (in particolare per i commissari esterni; trattandosi però della valutazione di un colloquio, l’eventuale maggiore conoscenza personale di un Commissario interno non dovrebbe condizionare il giudizio sul colloquio).
Andrebbe inoltre contestato il protagonismo cha hanno assunto in sede di esame le informazioni contenute nella piattaforma UNICA, estranee al lavoro scolastico, sostanzialmente etero-dirette, e che non possono affatto fornire quelle informazioni cui fa riferimento la griglia per l’orale. Insieme a ciò, occorre porre in evidenza il pericolo di un giudizio che si fondi su informazioni relative a esperienze di vita personali ed extrascolastiche: dare rilevanza a queste ultime porterebbe la Commissione a valutare secondo criteri di maggiore o minore positività condizioni di partenza sociali, economiche o culturali evidentemente diseguali, le quali inevitabilmente condizionano la qualità delle esperienze che verranno illustrate.
Alla luce di queste osservazioni aggiungeremmo, come Associazione Agorà 33, una proposta: nella valutazione delle qualità caratteriali dei candidati le Commissioni d’Esame dovrebbero assegnare a tutti lo stesso punteggio (cioè il massimo, cinque punti), in modo da non creare discriminazioni arbitrarie e motivando l’uniformità della valutazione con l’impossibilità di differenziare il voto sulla base di un giudizio su aspetti di personalità degli studenti.
