I nuovi mostri

Mentre la casa brucia in un delirio di autoritarismo (vedi la riduzione dei collegi docenti ad approvifici), nel dilagare degli interessi privati, con una “formazione” orwelliana che prende il posto della preparazione culturale e dell’esperienza didattica e mentre vengono tagliati interi anni di scuola, inventano dei fantasmi polemici – la “didattica trasmissiva”, il “nozionismo” – per distrarre dalle questioni fondamentali, per giustificare lo smantellamento del sistema dell’istruzione pubblica, per velocizzare la fine della scuola democratica della conoscenza e della relazione educativa.

E infatti, nonostante si dichiarino a loro volta “democratici”, nei momenti decisivi te li ritrovi sempre dalle parti delle realtà padronali, delle fondazioni bancarie e delle strutture di potere economico e burocratico, a parlare di orientamento, certificazione delle competenze, competenze non cognitive, portfolio, personalizzazione degli apprendimenti, in vista dell’unica cosa che interessi loro: se stessi e la propria carriera (cfr.
https://www.leparoleelecose.it/cecita-selettiva/). E c’è ancora qualche fesso che ci casca.


Una carissima collega mi racconta la situazione della sua scuola. Siamo in un istituto comprensivo, plesso scuola media; su circa 300 studenti, più o meno 150 hanno un PDP per DSA o BES. In pratica vengono certificate anche le carenze del percorso precedente – evidentemente numerosissime – e si va verso quella folle programmazione differenziata e “personalizzata” per tutti i venti/trenta alunni di una classe cui punta certa burocrazia, per i motivi che sappiamo: si va dal dare un PDP con lo stigma dell’inevitabilità invece di investire in un vero recupero delle conoscenze e delle abilità di base, o di affontare le vere cause del disagio, fino all’idea di usare la “personalizzazione” come strategia commerciale per promuovere l’uso dell’IA nelle scuole.

Quasi cinquanta studenti hanno poi il sostegno.
Tra i tanti insegnanti nuovi, arrivati anche grazie a questo, ce ne sono diversi – di sostegno e curriculari – laureati in università telematiche, dalla preparazione assolutamente inadeguata.

In compenso, tutti gli insegnanti sono sottoposti a trenta ore di “formazione” spazzatura obbligatoria; altrettanto forzata l’adesione a tutti i progetti PNRR, con una corsa all’accaparramento di soldi tra collaborazionisti interni e realtà private.

Mancano naturalmente le cose davvero necessarie, a partire da corsi L2 per studenti stranieri che non parlano una parola di italiano e vengono lasciati a vegetare nelle classi.

Ah, nello stesso giorno un’altra collega mi dice che nella sua scuola – come sembra accada in molti istituti del Lazio e non solo – la sua dirigente ha impedito che il collegio discutesse una mozione contro le devastanti “riforme” dei tecnici.
Va tutto bene, insomma, anche se le scuole si stanno trasformando in un inferno.

Penso sia arrivato il momento di ribellarci davvero e di pretendere una seria inversione di tendenza. Intanto potremmo partire da qui: https://nostrascuola.blog/2026/05/01/un-programma-per-la-scuola/


Venti o più ragazzini che diventano una piccola comunità, che crescono insieme, che imparano a conoscersi, che stringono amicizie capaci di durare tutta la vita; e che si relazionano ogni giorno con gli insegnanti, una “tribù di adulti” (rubo la definizione a Roberto Finelli) abituati a comunicare con bambini e adolescenti e a guidarli alla scoperta di conoscenze complesse.

C’è qualcosa di più inutile di tutto questo ai fini del marketing, che si nutre di solitudine e di vuoto? E allora, se proprio non si riesce a smantellarla del tutto, che almeno si faccia della scuola veicolo di commercializzazione di “formazione”, di prodotti digitali, di “intelligenza artificiale”.


L’aula è un carcere, come dice qualcuno, o è uno spazio protetto dal rumore e dalla confusione, dove poter riflettere e scoprire aspetti nuovi e fino a quel momento impensabili della realtà e di sé?

Ho l’impressione che per i giovanissimi il vero carcere – dell’ignoranza, dell’insensatezza, della solitudine, dello sfruttamento a tutti i livelli, dell’ “inferno dell’uguale” (Byung-chul Han) – sia proprio quello che trovano fuori dalla scuola.

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