In che senso “intelligenza artificiale” a scuola?

Questa è la risposta a un questionario scolastico su come rispondere alle sollecitazioni delle Indicazioni nazionali e introdurre l’ “intelligenza artificiale” nella didattica.

Le principali aziende della cosiddetta intelligenza artificiale proprietaria (Google, Microsoft…) perseguono finalità completamente diverse rispetto a quelle della scuola; per questo i loro prodotti non possono diventare strumento dell’attività didattica, almeno fino a quando non se ne sarà compreso appieno l’effetto sugli apprendimenti e sulla personalità degli studenti. Al tempo stesso, vista la diffusione di questi software, specie nelle discipline tecniche se ne possono e se ne devono studiare criticamente il funzionamento, i meccanismi utilizzati, i problemi, gli effetti di falsa conoscenza (o “epistemia”) che possono creare. In sintesi, a scuola si può e si deve studiare l’intelligenza artificiale ma non si può studiare CON un’intelligenza artificiale creata a scopi commerciali, un simulatore linguistico (o Large Language Model) che fornisce delle risposte standardizzate su base probabilistica e non comprende, non entra in relazione, non pensa, non insegna.

In questa prospettiva, la stessa formazione sull’IA dovrebbe avere un taglio critico e non trasformarsi in una forma di marketing: proporrei quindi che gli insegnanti potessero leggere liberamente (anche nell’ambito delle attività del bibliopoint, con successivo confronto nel gruppo di lettura) un libro particolarmente chiaro e approfondito come L’intelligenza inesistente di Stefano Borroni Barale, docente di Informatica e ricercatore, o L’inganno dell’intelligenza artificiale, di Alex Hanna ed Emily M. Beneder (l’autrice della definizione dell’IA come “pappagallo stocastico); sarebbe inoltre utile esaminare il recente documento firmato da oltre 130 ricercatori “Una visione realistica dell’Intelligenza artificiale – lettera aperta alla società” (cfr. https://www.corriere.it/tecnologia/26_maggio_07/intelligenza-artificiale-l-appello-dei-ricercatori-riportare-la-discussione-sull-ia-su-basi-chiare-e-realistiche-3ff3c2e8-5471-4d43-bfd3-1692e0079xlk.shtml), elaborata da Enrico Nardelli (professore ordinario di Informatica all’Università di Roma “Tor Vergata”, direttore del Laboratorio Nazionale “Informatica e Scuola” del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica e presidente di Informatics Europe, l’associazione europea dei dipartimenti universitari di Informatica) e Walter Quattrociocchi (professore ordinario di Informatica all’ Università La Sapienza di Roma, presidente del corso di laurea in Data Science e Direttore del Center of Data Science and Complexity for Society). Si potrebbe tentare di invitare nella nostra scuola i professori Nardelli e Quattrociocchi e, di nuovo, Stefano Borroni Barale, che già ha presentato presso il nostro istituto la prima edizione del suo saggio L’intelligenza inesistente. Sarebbe inoltre interessante ascoltare le approfondite considerazioni sull’argomento della professoressa Daniela Tafani, docente di Etica e politica dell’Intelligenza artificiale presso l’Università di Pisa (cfr. ad esempio https://www.youtube.com/watch?v=ZbdNX6OIc3Q).

***

Per alcuni importanti riferimenti sull’argomento cfr. anche: https://nostrascuola.blog/2025/10/26/la-truffa-dellai-scolastica-una-petizione-e-una-sito-bibliografia-essenziale/

Lascia un commento