
“Non si può fare finta che l’IA non esista”: con questa retorica si stanno approvando nelle scuole dei terrificanti Regolamenti che rendono praticamente obbligatori l’uso dell’ “intelligenza artificiale” nella didattica e la relativa “formazione”.
Ma chi vuole far finta che l’IA non esista? A scuola si deve studiare l’IA; ma questo non significa affatto che si debba studiare e far studiare con l’IA, o meglio con dei simulatori del linguaggio umano (o LLM) che estrudono testo sulla base delle ricorrenze linguistiche, senza che vi sia dietro alcun pensiero.
È ovvio che ogni “formazione” obbligatoria – di cui altri stabiliscono tempi, approccio e contenuti – oltre a essere umiliante per degli insegnanti che sanno o dovrebbero sapere benissimo di quali approfondimenti culturali e didattici hanno bisogno per il loro lavoro, è funzionale a creare dei clienti dell’IA proprietaria, non ad ampliare un’indispensabile conoscenza critica.
A questo proposito, presentiamo qui uno schema di mozione per il collegio docenti, o di opzione di minoranza nel caso in cui vengano approvati una mozione o un “regolamento” inaccettabili: https://iabasta.ghost.io/mozione/
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Se non ci fossero di mezzo degli immensi interessi economici, basterebbero le considerazioni emerse da uno studio del MIT sulle ripercussioni dell’uso dell’IA sulle capacità cognitive (cfr. https://www.corriere.it/economia/intelligenza-artificiale/25_giugno_20/chatgpt-cervello-risultati-studio-mit-432a4af7-cc10-4e7a-aba8-e56ca5206xlk.shtml) a chiudere la questione.
Nessuno nega che l’IA esista e ci si debbano fare i conti; ma, come abbiamo scritto nel nostro programma per la scuola (https://nostrascuola.blog/2026/05/01/un-programma-per-la-scuola/), un conto è far conoscere ai nostri studenti la cosiddetta “intelligenza artificiale”, farne oggetto di studio ed esaminarne insieme il funzionamento, tutt’altra cosa è introdurre dei software di simulazione linguistica (LLM, come Chatgpt) nella didattica. Non solo non c’è alcuna dimostrazione di una loro utilità per gli apprendimenti ma, appunto, sono già evidenti i danni che producono a livello cognitivo.
E allora perché dovremmo adottarli? Per fare un favore a Google (Gemini) e dintorni sulla pelle dei nostri studenti?
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La notizia della “deadline” del 2 agosto per approvare un regolamento sull’uso dell’IA a scuola – altrimenti succede chissà cosa – sembra la solita balla rilanciata da chi vuole usare la fretta per imporre dei pericolosi software commerciali nella didattica (cfr. quanto già accaduto con Google classroom, sulla scorta della reale emergenza covid) senza dare a nessuno il tempo di riflettere, discutere, confontarsi, approfondire davvero (cfr. ad esempio https://iabasta.ghost.io/versione-aggiornata-del-kit-di-autodifesa-per-lavvento-dellai-a-scuola/).

L’intelligenza artificiale continua a trasformare il modo in cui scriviamo e analizziamo i contenuti. Un buon strumento di antiplagio ai https://softwareantiplagio.com/ aiuta a verificare l’originalità dei testi senza complicare il lavoro quotidiano. È una soluzione pratica per studenti, professionisti e creatori di contenuti che desiderano pubblicare materiali autentici, affidabili e curati con maggiore sicurezza.
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